Informazioni storiche

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  Monsignor Virgilio si attiva immediatamente per sensibilizzare il clero locale sull’annoso problema. L’appello del Vescovo fu accolto dall’allora parroco di Elini «Il suo appello viene accolto dal parroco di Elini, che mette a disposizione non solo la sua casa ma anche l’orto attiguo, pur di vedere sorgere in Ogliastra la prima “casa della salute”». Nonostante i buoni propositi, a causa della povertà e della burocrazia, il contesto socio-sanitario ogliastrino rimase invariato. Solo dopo molti anni sarà creato un centro antitubercolare a Lanusei. Un’altra malattia ancora ben viva nei ricordi degli anziani di Elini è la malaria.Era causata dalla zanzara anofele che cresceva e proliferava vicino alle acque stagnanti. La vera svolta per quanto riguarda questa malattia avvenne nell’immediato dopo guerra quando gli americani attuarono la prima lotta anti-anofelica in Sardegna.
Ottenuti i finanziamenti americani, il 12 aprile del 1946 fu costituito l’ERLAAS (Ente Regionale per la Lotta Anti-Anofelica in Sardegna). Dal 6 novembre 1946 al 31 dicembre 1950, l’isola divisa in quattro grandi zone, distinte in “divisioni”, “sezioni” e “distretti”, fu irrorata di una sostanza chimica, già sperimentata con successo, il DDT. Gli anziani raccontano che gli addetti dell’ERLAAS passavano con delle enormi pompe o con degli strumenti (simili a quelli utilizzati per medicare le vigne) e spruzzavano il DDT. Solo oggi conosciamo gli enormi danni che questo elemento provoca all’ambiente e alle persone. «Le nostre case erano piene di zecche, di zanzare, il pavimento era fatto di terra.- racconta un anziano elinese - Arrivavano con delle pompe e spruzzavano il DDT per disinfettare. Noi restavamo all’interno della casa. Quando finivano scrivevano qualcosa sul muro per indicare il loro passaggio».
Nonostante la povertà e le malattie, non mancavano i momenti di gioia. Infatti gli elinesi hanno sempre avuto un forte senso della comunità. La gente si riuniva la sera nei quartieri a chiacchierare, ridere e scherzare quasi volessero in questo modo rendere meno dura quella realtà. Alcune signore del paese raccontavano delle storie ai bambini. Storie di bambini, di adulti, tramandate oralmente di generazioni in generazioni, tanto da non capire quali erano vere e quali solo frutto della fantasia. I cosiddetti contos de foscile, come ancora oggi gli chiamano gli anziani. Il fuoco veniva fatto al centro della casa e veniva utilizzato un trepiedi per poter poggiare la pentola. L’arredamento era molto povero, perlo più costituito da un tavolo, credenze scavate dentro i muri, e su parastasciu, una sorta di mensola a più piani utilizzata per poggiare i piatti e i bicchieri. Le stoviglie venivano lavate con acqua e cenere. Le donne elinesi abbellivano le loro modeste dimore con dei pizzi e ricami fatti a mano con pazienza nel poco tempo libero.

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